F.I.C. - Comitato regionale Piemonte
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Comunicato F.I.C. del 09/11/2007 
 
Lo sport remiero a Torino e la Cerea 
 

"Si costituirono parecchie società col nome generico di Canottieri e con nome particolare di Canottieri dell'Eridano, di Flik e Flok, Cerea, ecc. - scriveva nel 1869 Pietro Baricco, agli albori del canottaggio italiano - Ciascuna brigata adottò la sua impresa ed il suo costume, e chi allestì navicelle, chi palischermi, chi gondole alla veneziana, gli esercizi divennero frequenti, si ordinarono piacevoli gare, si fecero solenni regate e così la città ottenne un nuovo ornamento, e la gioventù s'ebbe un nuovo mezzo di innocente sollazzo e di utile esercizio ginnastico. Per dare sicuro approdo a due principali Società dei canottieri il Municipio fece testè riattare la sponda del fiume di là del Valentino, ed erigere due eleganti casotti (châlets), di cui cedette loro l'uso per il luogo di ritrovo."

Una pittoresca descrizione di un mondo sportivo che muoveva i primi passi, tra incertezze ed anche acrobazie finanziarie, ma consolidando nel tempo l'immagine dello sport remiero italiano, che oggi si apre al mondo con forza ed autorevolezza.

Immagini fresche ancor oggi, che traiamo da un agile volumetto pubblicato a fine 2005 dall'Archivio Storico del Comune di Torino "Sport a Torino, luoghi ed eventi tra ottocento e novecento", che ci fa rivivere momenti di rara bellezza evolutiva del nostro canottaggio, assieme ad una ricca e varia panoramica di tutto lo sport torinese.

"Infatti dalla costituzione nel 1863 della prima società remiera, la Canottieri Cerea - prosegue la descrizione del percorso storico sportivo di Torino - alla creazione nel 1883 della Canottieri Caprera intercorsero vent'anni, durante i quali nacquero altri sodalizi importanti come l'Eridano, l'Armida, l'Esperia, nello stesso arco di tempo alcune società come la Gisella, la Medora, la Leda, i Sandalieri (o Sandalini) del Po, si formarono, si fusero, scomparvero. Le sedi sociali, sobrie ed eleganti, affollavano soprattutto la sponda sinistra del fiume, le agili barche allineate le une alle altre, riposavano nei rispettivi cantieri".

La Cerea è una delle più antiche società di canottaggio in Italia e sino a pochi anni fa considerata in assoluto la capostipite dello sport remiero. I suoi soci, atleti e dirigenti, furono dei pionieri in uno sport affascinante e fonte di grandi entusiasmi tra gli spettatori. Oggi siamo abituati ai giovani campioni, ai protagonisti di regate che a vent'anni vogano sull'onda del successo, di invidiabili carriere, ma dopo il muro dei trent'anni importanti campioni talvolta tendono a ripiegare nella tranquillità, si fa per dire, dei master.

All'epoca, diciamo 150 anni fa, spesso capitava che i canottieri iniziassero la carriera proprio oltre i trent'anni, provenivano da altre esperienze sportive che ne avevano temprato il fisico, sì che nella media il tempo di allenamento in barca era abbastanza contenuto, ma sufficiente a creare delle situazioni affascinanti per gli spettatori. Erano ammirati, considerati degli avventurosi che si cimentavano con incoscienza sull'acqua, ma anche invidiati. E divenivano oggetto delle scommesse sportive, allora molto in auge anche nel canottaggio.

E proprio il totalizzatore consentiva al Rowing italiano di ricavare parte delle capacità di finanziamento delle gare grazie alla manifestazione di spasmodico interesse che la gente riservava al canottaggio, tanto da accorrere in massa a questi "spettacoli" bene organizzati, in cui pagava volentieri anche il biglietto di ingresso.

E sulla dinamica evolutiva degli equipaggi dell'epoca riprendiamo una descrizione da questo eccellente libro che ci aiuta ad esplorare i lontani segreti dei grandi rematori di un tempo:

"I canottieri torinesi frattanto miglioravano giorno dopo giorno le tecniche di allenamento. I buoni frutti non si fecero attendere: nel 1889 l'Armida presentò una delle migliori imbarcazioni a quattro del tempo, la Savoia, equipaggio composto dal capovoga Alessandro Rigat, Vittorio Nicola, Edoardo Bosio, Giuseppe Cappellaro e dal timoniere Andrea Marchisio. A più riprese campione italiano, la Savoia vinse la Coppa della Regina per due anni consecutivi. Il già citato Nicola quando cominciò a far parte dell'equipaggio aveva compiuto quarant'anni. Cappellaro aveva sorpassato i trenta e tutti e quattro poi, per impegni lavorativi, si allenavano soltanto sul finire della sera. Nonostante questo il quattro risultò il miglior equipaggio italiano del periodo, anche se non ebbe mai la possibilità di confrontarsi con imbarcazioni estere."

La Canottieri Cerea era sempre dinamicamente presente ai grandi avvenimenti ed il 23 giugno 1913 celebrava solennemente il proprio cinqantennio di intensa attività.

Nelle foto:

  • Sede Cerea, imbandierata per i festeggiamenti del cinquantesimo anno di fondazione (come appare nel libro "Sport a Torino"
  • Progetto dello Châlet della Canottieri Cerea sulla sponda sinistra del Po (Prospetti longitudinale e trasversale, 1869) - come appare nel libro "Sport a Torino"
 
 
Ferruccio Calegari